{"id":6898,"date":"2023-03-19T12:06:31","date_gmt":"2023-03-19T11:06:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/?page_id=6898"},"modified":"2023-03-20T16:37:59","modified_gmt":"2023-03-20T15:37:59","slug":"elio-conti-le-campagne-toscane-e-la-fotografia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/en\/elio-conti-le-campagne-toscane-e-la-fotografia\/","title":{"rendered":"<strong>Elio Conti, le campagne toscane e la fotografia<\/strong>"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Sergio Raveggi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ricordi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 una storia di pi\u00f9 di mezzo secolo fa. A dirlo cos\u00ec mi fa un po\u2019 impressione, perch\u00e9, sia pure marginalmente, l\u2019ho vissuta. <em>Ruit hora<\/em>, e quello che sembra ancora un passato prossimo in realt\u00e0 sta diventando un passato remoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Verso la fine degli anni Sessanta, da studente da poco arrivato con grandi aspettative all\u2019universit\u00e0, conobbi il giovane professor Elio Conti e fui, come molti, colpito dal suo tratto umano, dalla sua cultura, dal suo impegno nell\u2019insegnamento, dalla sua ironia e anche dalla sua severa schiettezza in un mondo accademico dove molti docenti erano ancora, per cos\u00ec dire, <em>ancien <\/em><em>r\u00e9gime<\/em>, per anagrafe o per vocazione. Perci\u00f2 io e molti altri diventammo apprendisti medievisti. Il primo anno in un seminario studiammo le eresie, un tema distante, credo, dagli interessi dei pi\u00f9 e per la verit\u00e0 anche dalle ricerche dirette del docente, che per\u00f2 in precedenza come \u2018comandato\u2019 all\u2019Istituto Storico italiano per il Medioevo sull\u2019argomento aveva acquisito solide competenze frequentando personaggi quali Morghen, Manselli e Frugoni; e poi, incombendo il \u201968, ci sentivamo tutti un po\u2019 eretici.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno successivo il seminario fu su <em>La societ\u00e0 fiorentina nel XIII secolo<\/em> con l\u2019iniziazione alla ricerca d\u2019archivio; l\u2019anno ancora seguente quel seminario venne iterato con ricerche pi\u00f9 approfondite, molte delle quali sfociarono in temi per le tesi di laurea.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto tra alcuni di noi e Conti il rapporto si era fatto pi\u00f9 stretto e nei ritagli di tempo fuori dalle aule c\u2019era la possibilit\u00e0 di discutere di varie cose, di didattica e di storici, del futuro dell\u2019universit\u00e0 e di politica, di paesaggi umani e di fotografia. I ventenni della mia generazione, bench\u00e9 ancora non troppo contagiati dalle sirene del consumismo, desideravano molte cose, com\u2019\u00e8 giusto che sia a quell\u2019et\u00e0. Tra queste (certo non fra i primi desideri, ma non di rado all\u2019interno di un\u2019ideale classifica dei <em>top ten<\/em>) c\u2019era anche possedere una buona reflex dotata di obiettivi intercambiali. Elio Conti c\u2019insegn\u00f2 che la macchina fotografica, da noi intesa fino ad allora come registratore d\u2019immagini di persone care, di vacanze e viaggi, o al massimo di estri creativi pi\u00f9 o meno artistici, poteva essere anche uno strumento di lavoro per gli storici: per fotografare le antiche carte, certo, e per documentare edifici, insediamenti e paesaggi le cui secolari vicende indagavamo in archivio. Occasioni privilegiate in questa direzione furono alcune escursioni programmate da Conti per i suoi studenti nelle campagne toscane, con piccoli e allegri cortei di auto, per spiegarci <em>de visu<\/em> cosa era stato un <em>castrum<\/em> rurale nel medioevo toscano, cosa un mercatale, una pieve o un mulino, come fosse possibile scorgere tracce della viabilit\u00e0 di un tempo e riconoscere terreni messi a coltura nel passato e ormai abbandonati. Cos\u00ec, a margine delle regole per regestare i documenti, capitava che parlassimo di pellicole e di obiettivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Con molto maggiore profitto di me, che ero pi\u00f9 interessato alla storia politica cittadina, altri fecero tesoro di quegli insegnamenti, primo fra tutti Riccardo Francovich, che studiava i castelli e poi \u00e8 diventato uno dei massimi esponenti e innovatori di Archeologia medievale, materia allora in Italia poco pi\u00f9 che allo stadio aurorale<sup><a id=\"sdfootnote1anc\" href=\"#sdfootnote1sym\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>. Quindi qui quasi finisce la mia testimonianza diretta, anche perch\u00e9 Conti delle sue ricerche, per le quali gi\u00e0 aveva conseguito una fama internazionale, parlava con noi assai poco, n\u00e9 volle mai che i suoi libri fossero inseriti nell\u2019elenco dei testi d\u2019esame. Solo a distanza di qualche anno mi applicai alla lettura sistematica di quanto aveva pubblicato, contributi allora e tuttora fondamentali per la storia agraria e della societ\u00e0 rurale, libri, come si suole dire, che non invecchiano, perch\u00e9 costruiti su una solidissima base documentaria e su un rigoroso impianto metodologico. Il resto che dir\u00f2 lo traggo in gran parte dalle sue stesse pagine.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"320\" height=\"214\" src=\"https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Vallombrosa-1969-bis.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6911\" srcset=\"https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Vallombrosa-1969-bis.jpg 320w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Vallombrosa-1969-bis-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Vallombrosa-1969-bis-18x12.jpg 18w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Vallombrosa-1969-bis-205x137.jpg 205w\" sizes=\"auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Vallombrosa 1969<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Un grande progetto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come studioso Conti era nato contemporaneista (laureato con Carlo Morandi e poi assistente di Gaetano Salvemini), per virare negli anni Cinquanta sulla storia medievale con un grande progetto di ricerca, del quale sto per parlare entrando <em>in medias res<\/em>. Ma mi piace rilevare come sia assai probabile che quelle sue prime prove di studioso dell\u2019et\u00e0 contemporanea lo avessero convinto di quanto uno storico delle classi sociali e della struttura della societ\u00e0 potesse trarre profitto da materie come l\u2019analisi del territorio (ossia la geografia umana) e la statistica. Poi il suo campo di studio divenne quel formidabile fondo custodito nell\u2019Archivio di Stato di Firenze che contiene i Catasti del Quattrocento, cio\u00e8 l\u2019insieme delle denunce fiscali della citt\u00e0 e del territorio scritte (o per gli analfabeti fatte scrivere) da molte migliaia di cittadini e di abitanti del contado e del distretto e poi ritrascritte, annotate e contabilizzate dagli uffici fiscali fiorentini. Questo inestimabile tesoro d\u2019informazioni si era conservato quasi intatto attraverso i secoli, ma per la complessit\u00e0 della materia e per la sua mastodontica mole \u2013oltre mille tra filze e registri- era rimasto pressoch\u00e9 inesplorato, se si eccettuano qualche attenzione alla legge istitutiva e alle successive trasformazioni della legislazione sui censimenti fiscali (nei quali i fiorentini dimostrarono in quei tempi particolare attenzione e inventiva)<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup> e alcune mirate ricerche per ottenere informazioni di carattere biografico su personaggi illustri.<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dai primi anni Cinquanta Conti dette inizio a una sistematica schedatura, coadiuvato da quella che lui definiva affettuosamente l\u2019<em>\u00e9quipe<\/em> familiare (la moglie Anna Luti, la madre e la sorella), e il lavoro si protrasse per circa un decennio, aggiungendo all\u2019analisi del primo catasto del 1427 anche quelle dei successivi e vagliando un\u2019altra quantit\u00e0 di fonti integrative, dalle ricordanze domestiche alle provvisioni, dai verbali dei dibattiti consiliari ai bilanci dello stato, dalle imbreviature notarili alle cronache e ad altro ancora. La meta doveva essere un\u2019opera che illustrasse a tutto tondo la societ\u00e0 di Firenze del Quattrocento, quella Firenze rinascimentale che annoverava tanti studiosi dei fenomeni culturali, artistici e politici, ma nessuna approfondita analisi d\u2019insieme sulla societ\u00e0 dalla quale quei fenomeni erano scaturiti<sup><a href=\"#sdfootnote2sym\" id=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il proposito di studiare a fondo la citt\u00e0 lo convinse presto come l\u2019analisi sarebbe stata parziale senza un\u2019approfondita conoscenza delle sue basi rurali, in conseguenza dello stretto rapporto che legava ormai il centro urbano al territorio da esso dipendente. Dipendente politicamente (lo stato fiorentino nel Quattrocento aveva costruito una ben strutturata rete amministrativa nel territorio la cui gestione era affidata a ufficiali cittadini); dipendente economicamente per gli stretti rapporti di interscambio commerciale, per il flusso giornaliero di manodopera e quello definitivo degli immigrati in citt\u00e0 che pure continuavano a mantenere frequenti contatti con i luoghi d\u2019origine, e ancora perch\u00e9 l\u2019aspirazione del fiorentino del tempo appartenente agli strati sociali superiori e mediani era avere una o pi\u00f9 <em>possessioni<\/em> in contado.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato di questa aspirazione cittadina fu l\u2019affermazione dell\u2019unit\u00e0 di coltura che prende il nome di podere e di quel contratto stipulato tra proprietario e lavoratore che prende il nome di mezzadria, gi\u00e0 in via di affermazione nei due secoli precedenti e nel primo Quattrocento ormai fortemente diffusa nelle zone pi\u00f9 fertili e logisticamente convenienti per gli investimenti cittadini. \u00abNella societ\u00e0 cittadina la figura del proprietario terriero non era nettamente distinta da quella dell\u2019uomo di stato, del mercante, dell\u2019imprenditore, dell\u2019usuraio, del professionista, dell\u2019artigiano, del prestatore d\u2019opera pi\u00f9 o meno qualificato (\u2026). La politica, gli affari, il lavoro, tutta la vita soffriva di un continuo stato di precariet\u00e0. L\u2019elemento costante, ci\u00f2 che poteva assicurare una base all\u2019esistenza cittadina e rappresentare una garanzia per la continuit\u00e0 della famiglia era la <em>possessione<\/em>\u00bb. La diversit\u00e0 dell\u2019investimento nella terra ovviamente variava. \u00abDai proprietari di qualche appezzamento di terra seminativa o a vigna, del valore di pochi fiorini, si passava gradatamente ai proprietari per migliaia e migliaia di fiorini. Tuttavia la propriet\u00e0 media, cio\u00e8 della quantit\u00e0 di terra sufficiente ad assicurare col suo reddito la sussistenza di una famiglia costituiva la classe statisticamente pi\u00f9 numerosa\u00bb<sup> <a href=\"#sdfootnote3sym\" id=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/sup>.Seguire la formazione delle unit\u00e0 poderali, spesso risultato di una paziente strategia che durava per pi\u00f9 generazioni, e valutarne le ragioni (fossero desiderio di autosufficienza alimentare in un\u2019epoca di non rare carestie, o di un investimento sicuro, o, per i pi\u00f9 agiati, dimostrazione evidente di successo sociale ed economico) significava mettere in luce uno degli aspetti fondamentali della rivoluzione borghese toscana del tardo medioevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Perci\u00f2, dopo oltre un decennio di lavoro, Conti decise di pubblicare una serie di volumi dedicati alle campagne, considerandoli propedeutici alla realizzazione del suo originario progetto sulla citt\u00e0. L\u2019opera \u00e8 intitolata <em>La formazione della struttura agraria moderna nel contado fiorentino<\/em> e prevedeva un\u2019articolazione in tre volumi. Il primo, dedicato alle campagne nell\u2019et\u00e0 precomunale vide la luce nel 1965<sup><a href=\"#sdfootnote4sym\" id=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><\/sup>, insieme alla seconda parte del terzo volume, che contiene le monografie su dodici zone campione e le tavole statistiche con dati riferiti all\u2019intero contado fiorentino, popolo per popolo<sup><a href=\"#sdfootnote5sym\" id=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a><\/sup>; e ancora in quell\u2019anno \u00e8 pubblicata la prima parte del terzo volume, per\u00f2 incompleta e in tiratura molto limitata, con la dicitura \u201cedizione speciale\u201d<sup><a href=\"#sdfootnote6sym\" id=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a><\/sup>. L\u2019anno seguente \u00e8 la volta de <em>I catasti<\/em> <em>agrari della Repubblica fiorentina e il catasto particellare toscano<\/em><sup><a href=\"#sdfootnote7sym\" id=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a><\/sup>, preziosa opera a s\u00e9, contenente per\u00f2 anche alcuni capitoli e tavole gi\u00e0 presenti nell\u2019edizione provvisoria della prima parte del terzo volume. Il secondo volume non \u00e8 mai stato pubblicato e per la verit\u00e0 sulla materia che doveva trattare non ho neanche assolute certezze: pare ovvio supporre che sarebbe stato dedicato all\u2019evoluzione della struttura agraria nel XIII e nel XIV secolo, e sicuramente nei propositi dell\u2019autore era prevista un\u2019ampia appendice dedicata al popolo di Selvole, estesa dal Mille agli anni Sessanta del Novecento; non poteva essere il volume pure annunciato da Conti col titolo <em>Le campagne toscane nel Quattrocento<\/em>, raccolta di testi e documenti dedicati ad altre quattro zone campione, mentre le monografie delle ultime quattro zone campione avrebbero dovuto essere pubblicate in appendice a <em>La societ\u00e0<\/em> <em>fiorentina nel Quattrocento. I. Le basi rurali<\/em><sup><a href=\"#sdfootnote8sym\" id=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a><\/sup> .<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque un\u2019opera incompiuta e malgrado ci\u00f2 fondamentale, dimostrazione eloquente del rigoroso \u2018pensare in grande\u2019 del suo autore, alieno per tutta la vita dai lavori di piccolo cabotaggio che pure erano da molti considerati indispensabili come titolografia da concorsi. Malgrado la complessit\u00e0 della materia, la chiarezza espositiva \u00e8 costante in tutte le centinaia di pagine di questi volumi. Bench\u00e9 molte pagine siano occupate da tabelle di dati numerici (Conti era un convinto assertore dell\u2019importanza per gli storici della scienza statistica, fino ad allora assai poco praticata dalla medievistica italiana<sup><a href=\"#sdfootnote9sym\" id=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a><\/sup>), la capacit\u00e0 di scrivere in tono dialogico senza nessuna concessione a frasi ad effetto \u2013pure cos\u00ec presenti ed efficaci nella prosa del suo amato maestro Salvemini- \u00e8 anch\u2019essa un modello. Potr\u00e0 sembrare sovrabbondante la quantit\u00e0 di minute informazioni passate analiticamente in rassegna (mi riferisco in particolare al primo volume sulle campagne altomedievali), il vaglio continuo della maggiore o minore affidabilit\u00e0 delle fonti e l\u2019interpretazione puntuale di una terminologia non di rado vaga o criptica, ma le risposte che alla fine arrivano, con la dimostrazione di quali siano da considerarsi certe e quali ipotetiche, sono conclusioni spesso innovative e sempre nitide. Tra gli apprezzamenti, molto misurati, che Conti elargiva ai suoi laureandi c\u2019era la frase, tra noi poi divenuta proverbiale, \u00abs\u00ec, hai una buona penna\u00bb: e chi ne era il felice destinatario sapeva che il giudizio era soprattutto un riconoscimento alla capacit\u00e0 di esporre con chiarezza sintattica e concettuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni nei quali lavorava a queste ricerche erano quelli dell\u2019ineluttabile concludersi della mezzadria, dello spopolamento delle campagne, della fine di una civilt\u00e0 rurale che si era protratta per secoli. A questa svolta epocale Conti dedica qualche frase nell\u2019introduzione al primo volume<sup><a id=\"sdfootnote10anc\" href=\"#sdfootnote10sym\"><sup>10<\/sup><\/a><\/sup>, ma in questo senso mi \u00e8 sempre rimasto impresso il modo oggettivo e piano con cui termina la monografia su Poggialvento, l\u2019indagine delle cui trasformazioni partendo dall\u2019alto medioevo aveva condotto fino al 1963, facendo ricorso per l\u2019ultimo periodo anche ad una convinta applicazione dei metodi dell\u2019<em>oral history<\/em>: \u00abNella casa della Torre abita ancora un vecchio pigionale, Gaetano Sardelli detto Gano del Sardella (famiglia di tre persone), operaio a giornata, che sta cercando casa altrove per non restare isolato quando anche l\u2019ultimo mezzadro sar\u00e0 partito\u00bb<sup><a id=\"sdfootnote11anc\" href=\"#sdfootnote11sym\"><sup>11<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"320\" height=\"222\" src=\"https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6899\" srcset=\"https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine.png 320w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-300x208.png 300w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-18x12.png 18w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-205x142.png 205w\" sizes=\"auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Ascianello (Vicchio) 1970<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Le zone campione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il fulcro della ricostruzione storica di Conti sono state le zone campione. \u00abUn altro criterio metodologico che ho tenuto sempre presente \u00e8 che la storia agraria ha bisogno di muoversi in una dimensione spaziale concreta. Perci\u00f2 ho preso in esame di solito solo territori topograficamente determinabili e circoscrivibili, studiandoli anzitutto nel loro aspetto attuale. Senza una localizzazione precisa, infatti, molti rapporti restano sospesi in uno spazio astratto, come puri fantasmi. Non si possono utilizzare, per esempio, gli elementi paesistici forniti da una fonte medievale senza sapere cosa vi sia oggi, esattamente, nel punto da essa descritto. In questo campo \u00e8 assai facile cadere in errori di prospettiva. Troppo spesso si dimentica, nelle rappresentazioni del paesaggio dell\u2019alto medioevo, che boschi e pascoli occupano ancora una parte notevole delle nostre colline\u2026\u00bb<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>. In questa dichiarazione d\u2019intenti, abbastanza polemica verso descrizioni della storiografia troppo impressionistiche e generiche o troppo inclini a mettere in relazione tra loro fatti distanti nel tempo e nello spazio, si pu\u00f2 riconoscere il costante impegno alla concretezza di Conti.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019importanza per la storia agraria di orizzonti delimitati e di esempi concreti lo aveva condotto a scegliere, dopo una schedatura globale del materiale dei Catasti, venti zone campione. La scelta era stata compiuta in base ad alcuni essenziali requisiti. Il primo, come Conti spiegava nel precedente brano, che queste venti ricerche particolari fossero dedicate a porzioni di territorio circoscrivibili, i cui confini potessero essere tracciati sulle carte; il secondo requisito era la possibilit\u00e0 di attingere per quelle zone a un\u2019ulteriore documentazione superstite sufficientemente copiosa, da aggiungere a quella delle fonti fiscali; il terzo, che nel loro insieme queste zone rappresentassero la variegata realt\u00e0 del territorio toscano, dalle zone di pianura alle colline, ai rilievi pi\u00f9 accentuati, alla maggiore o minore vicinanza alla citt\u00e0, in modo che costituissero testimonianze di paesaggi agrari e anche umani diversi. Microcosmi rurali le cui vicende potevano essere considerate esemplari e, queste s\u00ec, essere comparabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Compiuta la scelta, iniziava allora la sua ricerca sul campo, accurata quasi quanto quella condotta sui documenti. Armato di tavolette dell\u2019IGM 1:25000 e della sua reflex Canon (cos\u00ec come per i calcoli statistici l\u2019unico strumento tecnologico era stata una Divisumma dell\u2019Olivetti) camminava per quei campi, interrogava la gente del luogo, censiva l\u2019ubicazione precisa di toponimi indicati dalle carte e di altri affidati solo alla tradizione orale, destinata a dissolversi ben presto per i grandi mutamenti che stavano avvenendo. Prendeva nota della natura dei terreni, delle colture presenti e di quelle da poco abbandonate ma ancora individuabili. Fotografava, annotando sulla carta il punto esatto dal quale era stata scattata l\u2019immagine. Chiedeva lumi ad amici come i geografi Giuseppe Barbieri e Lucio Gambi e il fotografo Guido Biffoli. Lavorava senza nessuna ansia di produrre in tempi brevi risultati non abbastanza meditati. Purtroppo la sua opera \u00e8 rimasta incompiuta, ma nonostante ci\u00f2 resta una lezione magistrale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"691\" src=\"https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-2-1024x691.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6903\" srcset=\"https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-2-1024x691.png 1024w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-2-300x202.png 300w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-2-768x518.png 768w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-2-1536x1036.png 1536w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-2-2048x1381.png 2048w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-2-18x12.png 18w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-2-205x138.png 205w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-2-480x324.png 480w, https:\/\/www.archiviofotoelioconti.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/immagine-2-850x573.png 850w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Ivi, p. VIII<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> G. Canestrini, <em>La scienza e l\u2019arte di stato desunta dagli atti ufficiali della Repubblica fiorentina e dei Medici<\/em>, <em>I. L\u2019imposta sulla ricchezza mobile e immobile<\/em>, Firenze, Le Monnier, 1862; O. Karmin, <em>La legge del Catasto fiorentino del 1427<\/em>, Firenze, Seeber, 1906.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" id=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> La schedatura confluiva in quattro settori tematici principali: le basi rurali della vita cittadina; economia e finanze; la struttura sociale; la struttura politica e la vita civile. \u201cMi propongo\u201d scriveva \u201cdi studiare tutti gli aspetti: popolazione, divisione della propriet\u00e0, organizzazione del capitale, industria, commercio e lavoro cercando di metterle in relazione con l\u2019uomo, la sua condizione di vita, le sue passioni e aspirazioni, la sua mentalit\u00e0\u201d (cfr. G. Pampaloni, <em>Elio Conti<\/em>, \u201cArchivio Storico Italiano\u201d, CXLVIII (1990), pp. 233-248).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" id=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> E. Conti, <em>La formazione della struttura agraria moderna nel contado fiorentino. I. Le campagne nell\u2019et\u00e0 precomunale<\/em>, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1965, pp. 2-3.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote4anc\" id=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Cfr. nota precedente. In appendice al volume era pubblicata l\u2019ampia e dettagliatissima monografia dedicata a Poggialvento, col titolo <em>L\u2019evoluzione agraria di un territorio campione dal Mille a oggi<\/em> (pp. 219-420)<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote5anc\" id=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> E. Conti, <em>La formazione della struttura agraria moderna nel contado fiorentino<\/em>, III, parte seconda, <em>Monografie e tavole statistiche (secoli XV-XIX)<\/em>, Roma, Istituto storico Italiano per il Medioevo, 1965. Le zone campione trattate in questo volume sono quelle di Acone, Gaville, Macioli, Montaceraia, Montecalvi, Mosciano, Panzano, Passignano, Paterno, Pulica, Le Rose e Rostolena.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote6anc\" id=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> E. Conti, <em>La formazione della struttura agraria moderna nel contado fiorentino, III, parte prima, Fonti e risultati sommari delle indagini per campione e delle rilevazioni statistiche (secoli XV-XIX)<\/em>, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1965. Evidentemente questa \u201cedizione speciale\u201d in veste non definitiva dovette la sua nascita un po\u2019 prematura all\u2019incombere di un concorso a cattedre, con relativa stringente scadenza di presentazione delle pubblicazioni; concorso che Conti vinse, trasferendosi in seguito alla vittoria come docente ordinario a Trieste e qui trascorrendo quello che ricordava come uno dei periodi pi\u00f9 sereni della sua vita. Per\u00f2 il trasferimento dovette influire non poco nell\u2019interruzione dei suoi progetti scientifici.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote7anc\" id=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> E. Conti, <em>I catasti agrari della Repubblica fiorentina e il catasto particellare toscano (secoli XIV-XIX)<\/em>, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1966<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote8anc\" id=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> Traggo queste informazioni cercando di interpretare quanto \u00e8 scritto in <em>La formazione<\/em> cit., I, p. 217 e III, parte seconda, p. 9. Le zone campione la cui pubblicazione era prevista nel volume <em>Le campagne toscane<\/em> erano quelle di Campi, Fagna, Nipozzano e Semifonte, mentre in appendice a <em>La societ\u00e0 fiorentina nel Quattrocento. I.<\/em> secondo gli intenti dell\u2019autore sarebbero state pubblicate le monografie su Artimino, Perticaia, Spaltenna e Spugnole.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote9anc\" id=\"sdfootnote9sym\">9<\/a> \u201cQuasi tutti i rapporti economici e sociali possono essere espressi in rapporti numerici. In questo senso la statistica rappresenta per lo storico non solo una scienza ausiliaria, ma anche una forma di linguaggio, ostico ai pi\u00f9 ma non privo di una sua sobria eleganza. Una serie di cifre, convenientemente analizzate nella loro provenienza e nel loro significato, pu\u00f2 spesso riassumere lunghe ricerche e costituire la base pi\u00f9 oggettiva possibile per caratterizzazioni e confronti. Beninteso, l\u2019indagine storica non deve mai perdere di vista i singoli individui, nei loro infiniti modi di essere e di porsi in relazione gli uni con gli altri. Tutto ci\u00f2 scompare o resta appiattito se tradotto in cifre. Ma l\u2019ideale sarebbe di poter sempre disporre di dati generali, che permettano di collocare ogni individuo nel suo ambiente sociale o di saggiare la rappresentativit\u00e0 di ogni situazione concreta nel suo \u2018universo\u2019 statistico. Fornire questi dati, illuminare queste strutture, \u00e8 uno dei primi compiti dello storico dell\u2019economia e della societ\u00e0\u2019<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote10anc\" id=\"sdfootnote10sym\">10<\/a> <em>La formazione della struttura agraria. I<\/em>, cit., p. 5<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote11anc\" id=\"sdfootnote11sym\">11<\/a> Ivi, p. 420<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Sull\u2019argomento si veda anche il tributo scritto da un altro sodale di quei verdi anni: G. Vannini, <em>Elio Conti e l\u2019archeologia medievale<\/em>, \u201cpca\u201d, I, 2011, pp. 431-440.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sergio Raveggi Ricordi Questa \u00e8 una storia di pi\u00f9 di mezzo secolo fa. A dirlo cos\u00ec mi fa un po\u2019 impressione, perch\u00e9, sia pure marginalmente, l\u2019ho vissuta. Ruit hora, e quello che sembra ancora un passato prossimo in realt\u00e0 sta diventando un passato remoto. 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